Da tre anni la crisi economica non lascia tregua e tutte le volte che la tv ci rimanda immagini positive poco poi corrispondono ad una realtà fatta di licenziamenti, budget assente e in generale guadagni scarsi. I primi a saltare sono i piccoli privilegi che per le famiglie e anche per i lavoratori erano comunque comodi. Parliamo in primo luogo dei buoni pasto, amati e odiati soprattutto per il loro basso importo il più delle volte e sempre al centro delle polemiche. Per questo molte aziende che li producevano sono state costrette a chiudere, altre a ridurre drasticamente il personale e altre ancora a tagliare i costi perchè i guadagni sono nettamente inferiori rispetto a qualche anno fa.
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Ravenna: diminuiscono le aziende del settore agricolo
Aziende agricole in calo nell’area di Ravenna con l’ulteriore cambiamento di quelle che rimangono che, invece, diventano più grandi e aumentano il proprio budget. A diminuire sono anche i frutteti rispetto alle aree che si potrebbero coltivare e coloro che si occupano la terra sono sempre più grandi. I giovani guardano avanti e pensano ad altro, magari decidendo anche di cercare la propria fortuna fuori dall’Italia. I dati giungono dal bilancio provvisorio del censimento dell’agricoltura, in merito alle osservazioni riferibili al 2010.
Chieti: sempre più donne a capo di una impresa
A Chieti il lavoro è in mano alle donne: sembra una provocazione invece è una felice tendenza che interessa la zona. L’imprenditoria femminile qui ha subito un incremento dello 0,4%e le esponenti del sesso femminile in questione operano nel terziario, in primo luogo nel commercio. Tutte sono laureate e la città resta tra le prime dieci di Italia più sviluppata da questo punto di vista. I dati arrivano da uno studio effettuato da Terziario Donna, l’associazione a marchio Confcommercio che rappresenta l’imprenditoria al femminile in una serie di ambiti. Parliamo soprattutto oltre che di vendite pure di servizi, turismo e piccole e medie imprese.
107mila aziende in più in tre mesi
Se è vero che le aziende nascono e muoiono quasi alla velocità della luce, è altrettanto sicuro che molti imprenditori tentano ancora di dare scacco matto alla crisi economica. Ecco, quindi, che dopo tanti sforzi qualcosa si muove in positivo e la natalità e mortalità delle imprese subisce dei sensibili cambiamenti. Gli ultimi dati li ha confermati Unioncamere su dati InfoCamere, parlando del trimestre aprile-maggio-giugno del 2011. Il bilancio demografico delle imprese, infatti, controllato grazie ad attente osservazini dei registri camerali, ha segnato un saldo positivo complessivo per 38.959 unità. Nello specifico, quindi, il numero di iscrizioni è stato pari a 107mila e in linea con lo stesso periodo del 2010.
Aziende in rosa, per fare uscire l’Italia dalla crisi
Le donne oggi desiderano più che mai raggiungere il giusto successo dopo una carriera lavorativa sempre in salita, nonostante evidente talento. E’ chiaro che non tutte le esponenti del sesso femminile vantano una mente da genio e felici intuizioni, ma la regola vale per buona parte di esse che tutt’ora fanno fatica a farsi largo in una società comunque maschilista. Se il Paese invecchia perchè per impegnarsi duramente il proprio lavoro si rimanda il più possibile il momento di fare figli, è altrettanto sicuro che affidabilità, precisione e capacità di svolgere più compiti sono qualità presenti in una ragazza di solito. L’aumento costante di aziende in rosa, dunque, potrebbe davvero fare uscire il Paese dalla crisi ma occorrono ancora agevolazioni e situazioni che possano incrementare una positiva tendenza.
Le aziende agricole resistono in Sicilia
Le aziende agricole tendono a sparire dall’Italia, ma resistono in Sicilia dove il processo di modernizzazione anche delle colture non ha bloccato del tutto un settore fatto in buona parte dal duro lavoro dell’uomo. I dati in questione sono stati rilevati dal sesto censimento dell’agricoltura dell’Istat sui numeri raccolti nel 2010 in raffronto al precedente rilevamento del 2000. Ad avere la peggio, ancora una volta, le piccole aziende e infatti, nell’ultimo decennio molte strutture in apertura sono cresciute passando da 5,5 ettari a 7,9 ettari (+44,4%) e quindi la superficie coltivata scende solo del 2,3%. La maggior parte delle imprese è concentrata in cinque regioni, vediamo quali sono:
Toscana: ancora in crescita le imprese femminili
Una tendenza positiva in continua crescita: le donne in Toscana sanno quello che vogliono e decidono di fare impresa da sole con o senza le agevolazioni del caso. Se la poltrona migliore in ufficio spetta sempre al collega maschio, allora meglio prendere la situazione in mano e aprire una impresa al femminile. Questo ovviamente non significa affatto che altrove le ragazze siano meno sveglie ma di certo in questa regione i dati raggiunti sono veramente incredibili nel giro di poco tempo. Secondo i numeri raccolti, in particolare, a marzo 2011 le imprese in rosa arrivano a rappresentare il 23,9% del totale delle imprese regionali, pari a 416.622 unita’. La media nazionale, insomma, è stata superata del 23,4%.
Aziende e lavoro che non c’è: al Sud un milione di disoccupati
La disoccupazione al sud continua ad aumentare e non si arresta la tendenza in negativo che ha investito il Paese in misura ancora maggiore con l’arrivo della crisi economica. In questo tratto di Stivale, in particolare, raggiungono cifre impressionanti e si calcola che siano oltre un milione. Nel nord i giovani e più grandi che sono rimasti a casa raggiungono il 35 per cento, mentre nel centro Italia, siamo già al 18 per cento. Il tasso più alto in tal senso si registra in Campania con il 15 per cento e, a seguire, la Sicilia con i peggiori risultati per quanto riguarda l’occupazione femminile. Se è vero che non c’è nulla di nuovo è altrettanto certo che gli ultimi dati Istat sono ancora più sconfortanti e mostrano chiari segni di emergenza lavoro.
Imprese ferraresi: aumentano le assunzioni degli stranieri
Se è un periodo in cui ancora la crisi non ci ha lasciati del tutto e l’economia stenta a ripartire e con essa pure il lavoro e le possibilità di stipulare un contratto, uno spiraglio potrebbe aprirsi per gli stranieri che si sono stabiliti nel Belpaese e soprattutto nella zona del ferrarese. Si perchè da qualche tempo si assiste ad un vero e proprio boom di assunzioni. Nelle prossime settimane, ad esempio, saranno 24.405 coloro che dopo aver fornito il proprio consenso cominceranno a svolgere la nuova attività nella zona e il periodo migliore in questo senso va dalla fine di luglio a settembre. C’ è chi va in ferie e chi trova un lavoro, insomma, sfruttando il periodo di allontanamento di parecchio personale.
Lavoro e aziende: in Sicilia è ancora crisi
La Sicilia e soprattutto Palermo, purtroppo, vivono ancora un momento di grossa crisi occupazionale. Se i giovani sono costretti a rimanere a casa o ad andare via dalla regione, per le aziende non va meglio, perchè le mansioni da affidare ci sarebbero ma manca il budget. Tale situazione, del resto era prevedibile e si è venuta a creare già partendo da un quadro precario che investiva la Trinacria ben prima della recessione economica.
Imprese, italiani e lavoro: quasi la metà sono preoccupati
L’Italia fatica a riprendersi dopo la crisi che per un paio di anni ha peggiorato una situazione economica già di fondo precaria e adesso giovani e non, si preoccupano per il proprio futuro lavorativo a rischio. Insomma nessuno può dirsi sicuro perchè chi ha un impiego teme di restare senza e chi non ce l’ha non riesce a trovarlo e si dispera. Il quadro generale è stato confermato da un’indagine su un campione di 800 lavoratori italiani condotta da Panel Data, un istituto di sondaggi di Padova.
Produzione e dipendenti: spesso orari di lavoro disumani
Le grandi aziende, quelle stesse che producono oggetti di fama mondiale, sono spesso nell’occhio del ciclone perchè non rispetterebbero i dipendenti. Non stiamo parlando di piccole e medie strutture, ma di quelle imprese di respiro mondiale che tutti i giorni sfornano sul mercato gioiellini di natura telefonica o tecnologica, ai quali nessuno ormai sa più rinunciare. Già da mesi, ad esempio, circola la voce che costosi beni di consumo come ad esempio l’iPad 2, sono frutto di disumane condizioni di lavoro. A balzare agli onori della cronaca tutti i brand del settore, ma da tempo ormai si parla anche di Apple, che se da un lato viene elogiataper la completezza dei suoi prodotti e per la cura dei dettagli, tanto da aver battuto anche Google in quanto a successo, dall’altro non vive certo un buon momento.
Lavoro: sfruttare maggiormente i talenti “in rosa”
Prendono l’auto o la metro, accompagnano il figlio a scuola e poi arrivano in ufficio. Lavorano con amore e dedizione, quella stessa che dedicano alla famiglia. Tornano a casa, stanche, e solo qualche volta si concedono un’ora il palestra o dedicata al benessere, poi, cena, piatti e lavori di casa arretrati. No, non è il ritratto di donna ideale, ma di quasi tutte le ragazze che non rinunciano per necessità o piacere, alla propria indipendenza economica. Per loro tutto è più complesso, non perchè non abbiano complicità dai compagni, ma perchè comunque hanno maggiore responsabilità familiare. E’ proprio ora di dare un aiuto concreto, con orari di lavoro più flessibili o asili aziendali e, soprattutto, con posizioni concesse quando meritate.
Donne in carriera: l’azienda stressa
Le donne si stressano facilmente e non perché siano esseri viventi troppo delicati, ma a causa della loro tendenza a svolgere più compiti insieme, cosa che del resto a volte è proprio un obbligo. Una ragazza, non di rado, deve essere moglie, madre e se aspira alla carriera, deve lavorare il doppio degli uomini per ottenere la metà, in una società che continua ad essere prettamente maschilista. Molte ricerche sono state condotte sul fenomeno, in particolare, ultimamente gli studiosi si sono soffermati sulla stanchezza e le ansie causate dal proprio impiego alle rappresentanti del sesso femminile, ruolo in cui le aziende sono sempre protagoniste.