Aziende: quando è prevista la ripresa?

Le aziende che fino ad oggi sono riuscite a tenere duro e a non chiudere o licenziare i dipendenti, hanno fretta di riorganizzarsi. Per la maggior parte delle strutture, volenti o nolenti, il must è il risparmio e la riduzione del personale e delle mansioni a loro assegnate, ma la voglia è quella di fare, di tornare a produrre a pieno ritmo.

Aziende italiane troppo tradizionali, devono rinnovarsi

L’Unione Europea bacchetta l’Italia e considera le sue imprese troppo indietro per i tempi. Si mantengono, infatti, ancora troppo sul tradizionale senza contare che in poche investono sui giovani e non rinnovano i contratti. Il Paese vittima della crisi, è piuttosto “vulnerabile” ai fattori esterni e non mostra capacità competitive degne di nota. I motivi? Le debolezze strutturali, il debito esagerato e un sistema imprenditoriale bloccato. Tutti elementi che limitano la crescita. Le strutture aziendali continuano a chiudere perché non trovano una reale via di uscita e, al momento, sembra quasi una situazione da cane che si morde la coda.

Aziende in crisi: ancora in aumento i fallimenti

 

Il momento più nero della crisi economica sembra non essere passato e sono in continuo aumento i fallimenti per le aziende italiane. Sin dai primi mesi di quest’anno moltissimi lavoratori sono stati licenziati e, nel frattempo, il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto del 4,8 per cento. Da gennaio, si calcola che nello Stivale ci sono state ben 4.218 chiusure, anche se fino ad oggi l’anno nero resta il 2012. Speriamo che non venga superato. In soli 4 mesi sono state abbassate le saracinesche del 13 per cento di strutture in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Crisi aziendale: il flop della Saab

 Negli scorsi giorni il quotidiano La Repubblica ha avuto modo di interessarsi al caso Saab. La società automobilistica svedese, che non troppo tempo fa era sinonimo di produzione di auto di lusso e di elevata qualità, con un successo internazionale diffuso nel vecchio Continente e negli Stati Uniti, oggi è infatti in preda a una consolidata crisi, che potrebbe condurla addirittura verso una procedura fallimentare.

La società svedese, in piena crisi aziendale, ha infatti dichiarato di non avere liquidità necessaria per pagare gli stipendi dei propri operai e dei propri impiegati. Gli impianti di produzione invece continuano a rimanere chiusi, in rispetto di una cessazione temporanea delle attività produttive che dovrebbe perdurare fino al 4 luglio. Una data che, tuttavia, potrebbe essere inutile da raggiungere, se la chiusura definitiva dovesse essere deliberata prima.

Il fisco blocca il 32% delle aziende

 Quotidiano sempre più delicato per le aziende italiane che, ormai, rischiano giornalmente di chiudere a causa del fisco che preme su una situazione già precaria. La crisi economica degli ultimi due anni, poi, ovviamente, non ha fatto bene e in un momento di poco equilibrio le tasse rappresentano la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso. A denunciare ripetutamente il perdurare di questo rischio, è anche l’associazione dei contribuenti italiani che parlano di pericolo crisi per le piccole e medie aziende italiane, per il il 31,8% costrette a chiudere a causa di un accertamento fiscale.

Giappone, aziende automobilistiche bloccate da un microchip

 Le aziende automotive giapponesi, purtroppo, sono pronte loro malgrado ad incassare un altro duro colpo che potrebbe ritardare anche di molto la produzione. A registrare problemi con conseguenti disagi per le imprese che vi si affidano costantemente, è la Renesas Electronics, il più grande produttore al mondo di microcontroller automotive, cioè dei cervelli elettronici che controllano i sistemi di milioni di veicoli costruiti dalle grandi case automobilistiche. Quest’ultima a seguito del devastante terremoto dello scorso 11 marzo, con conseguente tsunami ha preso delle decisioni drastiche in merito alla sua organizzazione interna. Sposterà a breve la produzione da un impianto distrutto dal sisma al altre due fabbriche e questo causerà un ritardo ulteriore, lungo anche mesi, nella spedizione dei componenti. Un problema che interessa, ovviamente, non soltanto il Paese del Sol Levante ma praticamente tutto il mondo.