L’Unione Europea bacchetta l’Italia e considera le sue imprese troppo indietro per i tempi. Si mantengono, infatti, ancora troppo sul tradizionale senza contare che in poche investono sui giovani e non rinnovano i contratti. Il Paese vittima della crisi, è piuttosto “vulnerabile” ai fattori esterni e non mostra capacità competitive degne di nota. I motivi? Le debolezze strutturali, il debito esagerato e un sistema imprenditoriale bloccato. Tutti elementi che limitano la crescita. Le strutture aziendali continuano a chiudere perché non trovano una reale via di uscita e, al momento, sembra quasi una situazione da cane che si morde la coda.
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Aziende in crisi: ancora in aumento i fallimenti
Il momento più nero della crisi economica sembra non essere passato e sono in continuo aumento i fallimenti per le aziende italiane. Sin dai primi mesi di quest’anno moltissimi lavoratori sono stati licenziati e, nel frattempo, il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto del 4,8 per cento. Da gennaio, si calcola che nello Stivale ci sono state ben 4.218 chiusure, anche se fino ad oggi l’anno nero resta il 2012. Speriamo che non venga superato. In soli 4 mesi sono state abbassate le saracinesche del 13 per cento di strutture in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Aziende: le pagine social, valgono più dei siti
I tempi cambiano si sa e la tecnologia non aspetta. Capita così che qualche azienda ancora continua a curare il proprio sito, scordandosi o ignorando che sono le pagine social le vere protagoniste della nostra vita adesso. Quelle che garantiscono visite, interazioni e pubblicità, persino a costi inferiori rispetto al solito. Chi non è esperto, poi, dovrebbe affidarsi a chi è specializzato nel settore, visto che rischia di non sapere usare i vari Facebook, Twitter a dovere e fare più danni che benefici. Negli Usa. ad esempio, bisogna fare molta attenzione a ciò che si scrive visto che la diffusione di informazioni sensibili ai fini borsistici con un solo “cinguettio”, può costare caro.
Organizzazione aziendale: genitori lasciano il posto dopo la nascita di un figlio
Una volta era un problema prettamente femminile: nasceva un bambino e la madre, sia perché aveva bisogno di tempo per restare con il neonato e sia perché non trovava più quell’ambiente di lavoro favorevole a gestire il suo nuovo ruolo, si dimetteva. La curiosa novità è che adesso questo processo interessa pure i padri, a tutto danno delle aziende. Questo, in un periodo di crisi economica e di budget bassi,costringe ad una continua riorganizzazione aziendale soprattutto al Nord Italia, dove il fenomeno sembra essere più presente. Solo lo scorso anno, ad esempio, sono stati 55 i lavoratori in Lombardia a prendere questa decisione, sicuramente non facile. L’incremento generale, è stato quindi del 1000 per cento rispetto al 2011.
Il lavoro è all’estero: giovani italiani emigrano
Una triste realtà e purtroppo al momento l’unico scenario possibile, ma di certo, se si vuole tentare di guadagnare qualcosina in più svolgendo magari la propria professione, la scelta migliore per un giovane è quella di allontanarsi dalla propria terra di origine. Il problema è che non basta cambiare regione, perchè gli sbocchi lavorativi più interessanti sono ancora una volta all’estero. Nulla di nuovo, viene da pensare visto che i nostri nonni hanno conosciuto luoghi lontani come l’America, l’Australia, il Venzuela, la Germania e così via dicendo. Una storia che si ripete con modalità diverse, quindi, anche se oggi la povertà è travestita da grande consumismo.
Mensa scolastica bloccata nel milanese, per mancanza di fondi

Aziende in rosso, crisi economica ma aumentano i super ricchi in Italia
Sembra una contraddizione in termini e forse lo è, però a fronte di una crisi economica che non vuole sparire e ci metterà del tempo a far riprendere del tutto la situazione e alle aziende in rosso, nel Belpaese aumentano i Paperoni. Allora, come si suol dire, viene naturale “fare i conti in tasca ai ricconi” e chiedersi come facciano ad aumentare il proprio patrimonio in modo considerevole. A fare una stima di tale bizzarra novità è stato il quotidiano Italia Oggi, che ha confrontato le dichiarazioni dei redditi dei cittadini italiani relative al 2005, al 2008 e al 2010. Queste sono state rese note dal ministro dell’Economia nei giorni scorsi a Cernobbio e mostrano una tendenza che non lascia affatto spazio a dubbi. Le persone con qualche soldo in più in tasca si sono moltiplicate e c’è da chiedersi se tutte lo abbiano fatto onestamente. Questo certamente non è compito nostro scoprirlo ma intanto a ben guardare i dati pubblicati, i contribuenti che dichiarano un reddito superiore a 500.000 euro sono passati da 7.952 del 2006 a 11.500 nel 2010.
Le imprese cinesi in crescita continua
Non importa quanto siano grandi, ma riescono lo stesso ad avanzare nonostante la crisi. Le imprese cinesi sembrano non vivere grossi momenti di disagi e anzi proprio la mancanza di denaro sembra essere la loro forza, questo perchè se il lavoro non c’è e gli stipendi si dimezzano, allora i prodotti del popolo dagli occhi a mandorla che costano di meno volano. Aumenta in tal modo la produzione e un sistema che getta ancora più nello sconforto le aziende italiane, piccole o grandi che siano. I dipendenti orientali crescono a ritmi vertiginosi e non solo diventano dipendenti di ditte italiane che pagandoli di meno così risparmiano ma riescono pure a gestire delle strutture in proprio. Senza guardare troppo in alto, basta osservare le nostre città e accorgersi di come purtroppo gli italiani chiudano le saracinesche e ad aprirle siano gli stranieri.
Sicurezza informatica? L’obiettivo di molte aziende
Oggi più che mai per una azienda che vuole crescere e raggiungere i propri obiettivi nel più breve tempo possibile, è necessario curare la sicurezza informatica. I dati personali, i punti forza e le strategie interne insomma non possono assolutamente essere messi in pericolo e spiati con il rischio anche che vengano copiati. Un sondaggio di natura internazionale non ha lasciato spazio a dubbi e conferma che le imprese sono preoccupate da tale fattore e gli imprenditori investono parecchio in protezioni sempre più sicure e sofisticate.
Fiat: una azienda sempre più green
I cambiamenti climatici preoccupano gli esperti da decenni e nonostante gli avvisi, hanno fatto più la parte del grillo parlante, odiato e snobbato, ottenendo i risultati contrari. In molti non li hanno ascoltati considerandoli esagerati, ma adesso che il tempo stringe e si cominciano a contare i primi reali danni dell’inquinamento molti imprenditori hanno preso coscienza del bisogno immediato di impegnarsi in prima persona. E’ il caso di molte grandi aziende che oltre al guadagno pensano pure ad investire in impianti che abbiano meno impatto possibile sull’ambiente.
Aziende italiane sempre più attente all’ambiente
Una cattiva notizia e una buona: quale volete sapere per prima? Allora di negativo c’è e già lo sapete che la crisi economica sta trascinando nel baratro moltissime imprese italiane medie, grandi e piccole, mentre quelle che restano in piedi, seppure con un budget limitato si scoprono attentissime all’ambiente. Lo conferma il rapporto annuale stilato dal britannico Carbon Disclosure Project (CDP), a seguito di attenti studi sul tema che presenta dati che non lasciano spazio a dubbi e fanno ben sperare.
Imprenditoria femminile ancora in crescita?
In questi ultimi mesi il settore dell’imprenditoria femminile ha subito un piccolo stop soprattutto al nord e in zone di Italia dove invece aveva fatto notizia segnando con la presenza massiccia un vero e proprio record. Attualmente comunque resta in grado da sola di risollevare quasi l’economia italiana, piazzando una bella e netta rivincita per le esponenti del sesso femminile che troppo continuano a sopportare a tutto vantaggio dei colleghi maschietti.
Le aziende italiane investono all’estero
L’Italia sembra non essere da tempo un buon mercato per investire e moltissime grandi aziende cominciano a guardarsi intorno. E’ vero, la crisi economica ha reso a livello globale quasi tutte le aree un tempo puntate con grande interesse poco convenienti, ma fuori dai confini nazionali sembrano esserci dei parametri di vendita, di marketing e di distribuzione che possono ancora fare la differenza. Certo non bisogna mai perdere di vista la crisi internazionale e le conseguenti ricadute sull’economia ma il tessuto produttivo ha l’urgenza di essere rilanciato prima che sia troppo tardi. Sono eccessive le ditte fallite negli ultimi tempi e chi può ancora farlo, cerca di salvarsi.
Lavoro: in tempi di crisi quali figure professionali servono?
Premesso che in tempi di crisi parlare di figure professionali ricercate può sembrare un affronto visto che sono più i lavoratori licenziati che quelli assunti, ci limitiamo a riportare i risultati di recenti indagini legate al mercato dell’impiego in questi ultimi mesi. Sembra, quindi, che in testa alle ricerche ci siano economisti e ingegneri e attualmente prima di iscriversi all’università, se si è giovanissimi, forse è il caso di tenere conto anche delle tendenze dei prossimi anni. E’ chiaro che le cose possono sempre cambiare ed evolversi, ma di sicuro adesso sarebbe perfetto seguire questi studi superata la scuola superiore, almeno secondo quanto evidenziato da Unioncamere.