Più di 400 aziende italiane sono passate in mano di imprenditori stranieri

 Non si tratta, a ben guardare, di campanilismo. Si tratta in effetti di valutare, con occhio obiettivo, le conseguenze di una crisi economica che ancora stenta a svanire. I dati, del resto, sono impressionanti. Solo nel giro degli ultimi 4 anni, più di 400 aziende italiane – 437 per l’esattezza – al 100 per cento italiane, sono passate in mano di imprenditori stranieri. 

Piccole imprese: la guerra del Made in Italy

 Il Belpaese è probabilmente come pochi Paesi al mondo, una riserva quasi inesauribile di alimenti tipici e difficili di riprodurre senza i prodotti specifici delle nostre terre, per questo il Made in Italy va assolutamente difeso a tutti i costi. Tutti ci citano anche all’estero e le lodi si sprecano, ma questo non fa altro che fornire ad altri Stati l’idea di copiare le eccellenze peculiari. Per tentare di preservare quanto più possibile, quello che davvero nasce nello Stivale, nelle scorse ore a Milano circa 150 industriali hanno dato vita a «Reparto Produzione» un’associazione a tutela del vero Made in Italy. Sotto questo nome, quindi, vengono raggruppate le imprese che si occupano di tutte le fasi dalla raccolta e reperimento alla lavorazione di ciò che poi viene portato in tavola.

Ceramics of Italy, per tutelare le aziende italiane che producono ceramiche

 Ci sono settori, soprattutto nel campo dell’artigianato che pur riguardando aziende anche piuttosto grandi, non vantano la giusta tutela e, in più, non vengono messi in giusta luce e, quindi, i loro prodotti peculiari rischiano di essere copiati pure all’estero, se non si mettono in atto una serie di protezioni ad hoc. Il famoso “Made in Italy”, di proprietà di Confindustria Ceramica, invece, servirà nei prossimi mesi per tutte le imprese aderenti a fare maggior chiarezza sulle proprie produzioni caratteristiche.In particolare, in questo momento in primo piano ci sono Confindustria Ceramica e Unindustria Viterbo le quali hanno lavorato di concerto al fine di dare vita finalmente a “Ceramics of Italy”, il nuovo marchio a tutela dei prodotti ceramici che è stato presentato da poco a Civita Castellana.

Made in Italy: crescita aziende settore orafo

 Se in molti campi il Belpaese sembra essere il fanalino di coda, non si può certo dire che, ogni tanto, non arrivino le buone notizie e, soprattutto, i piccoli record. Si, perchè il Made in Italy cresce soprattutto riguardo al settore orafo e gli affari sono in netta ripresa in tutti i principali mercati di sbocco dell’export. Prendendo ad esempio i dati dello scorso anno, cioè del 2010 le vendite e le produzioni locali dei gioiellieri  hanno fatto registrare un +27 per cento in valore e +23 per cento in quantità. Le cifre sono state mostrate al pubblico nelle scorse ore con grande margine di precisione dal Club degli Orafi Italia e dal Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo con un  rapporto congiunto sull’andamento del comparto.

Agropirateria e truffa al Made in Italy

 Un termine ancora non del tutto conosciuto, ma la truffa invece è una vera e propria piaga non solo italiana che non si riesce a combattere definitivamente.L’agropirateria internazionale è un affare da più di 60 miliardi di euro l’anno e tutto questo giro economico è totalmente puntato sul Made in Italy. Gli alimenti più taroccati sono, in questo senso tantissimi: si va dal  prosciutto di Parma al Parmigiano reggiano, dal vino all’olio d’oliva, fino alle mozzarelle. Il tutto, come è facile comprendere, provoca dei danni aziendali enormi all’intera filiera agroalimentare, dai campi all’industria della trasformazione.Occorrono una organizzazione e un controllo aziendale continui per tentare almeno di arginare il problema.

Made in Italy: Giappone manda in tilt l’export

 Il Made in Italy esportato in Giappone è a rischio, dopo il terremoto che lo ha colpito e il conseguente tsunami.  Un Paese in ginocchio che sta trascinando con sè tantissimi altri Stati, compreso l’export del Belpaese. Più di mezzo miliardo di trasferimenti di prodotti alimentari potrebbero rimanere bloccati per una crisi economica di un luogo, il Sol Levante, che muoveva il mercato globale molto di più di quanto forse si pensasse. Proprio il Giappone, infatti, prima del terribile evento sismico, era diventato tra i piu’ importanti mercati di sbocco dei prodotti base della dieta mediterranea.A confermare questa situazione e ricordare quanto guadagno aziendale c’era dietro ad una operazione di marketing e produzione del genere, è stata la Coldireti.

Aziende e tutela made in Italy: attenzione alla mozzarella di bufala

 Volete assaggiare una mozzarella di bufala, lavorata in una azienda seria che utilizza per la preparazione tecniche tradizionale e sicure? Allora dovete cercare un prodotto a marchio DOP, che riconoscerete anche per il prezzo. Attenzione, quindi, a non fidarvi di certificazioni super scontate, un alimento così particolare se di origine protetta non costa meno di nove euro al chilo. Questo è quanto è stato stabilito dal Consiglio di amministrazione del Consorzio di Tutela. Per garantire a chi acquista una mozzarella ottima e trasparenza sui prezzi.

Made in Italy: in Veneto a rischio il settore calzature

Se la Tutela del Made in Italy è fondamentale e non solo a tavola, è sempre più sicuro che la sicurezza di scegliere un prodotto creato interamente nel Belpaese è continuamente messa a rischio. Questo perchè non sempre si riesce a risalire a tutte le fasi di produzione e in alcune aziende il controllo potrebbe sfuggire di mano. In Veneto, ad esempio, ma anche altrove sono i laboratori degli abitanti del Paese dagli occhi a mandorla a far tremare soprattutto gli imprenditori del settore delle calzature.

Giappone: le aziende rassicurano sul pesce in scatola radioattivo

 Nessuno ci fa mai caso del tutto, ma quando si esce a far la spesa nel carrello degli italiani, raramente manca il pesce in scatola e, soprattutto il tonno. Il panico adesso è del tutto giustificato e in molti pensano che ci sia il rischio di nutrirsi con dei prodotti radioattivi, perchè il Belpaese anche se in misura irrilevante, acquista tali alimenti pure dal Giappone. Le aziende, però, tranquillizzano sulla fonte più economica di preziosi acidi grassi Omega-3, o almeno ci provano. Del resto, non dimentichiamo che lo Stivale è uno dei più importanti mercati mondiali per il tonno in scatola e il secondo più grande produttore in Europa.Tuttavia, non esiste a tutt’oggi una legge europea sull’etichettatura del pesce inscatolato e si conosce solo il luogo di confezionamento, senza menzione alcuna sulla zona specifica di cattura. Se si trattasse proprio del Giappone?

Sicurezza alimentare: aumenta consumo prodotti Made in Italy

 Gli italiani cambiano le proprie abitudini e si scoprono dei veri salutisti, ben lontani tranne qualche occasione dai fast food e dai grassi in quantità. Va di moda a tavola la cucina mediterranea ed, in particolare, il Made in Italy. In più sono anche aumentati i sistemi di controllo a tutela dei consumatori e il settore agroalimentare nazionale, vive una nuova primavera.

Made in Italy: sentenza esemplare in Cina

 Il Made in Italy, non si tocca: contraddistingue l’appartenenza ad un popolo, le sue tradizioni più vere e la capacità di trasformare un prodotto fino a renderlo unico e particolare, pronto per il mercato, prima e meglio di qualunque altro Paese. Tuttavia, l’Oriente negli ultimi decenni è il nemico più temibile di alimenti, oggetti, abbigliamento e quant’altro siano frutto della genialità del Belpaese e, allora è arrivato il momento di difendere l’originalità del Made in Italy a tutti i costi.

Tutela Made in Italy: maggiore controllo prodotti tipici

 Negli ultimi mesi, a fianco di tutta una serie di articoli quasi sempre di natura non alimentare, a volte piuttosto costosi, firmati “made in Taiwan” o, nel caso di stoffe, “made in India” e così via dicendo, si è assistito ad un aumento costante di abiti e accessori con un più rassicurante “Made in Italy”.  Si, perchè in questo modo dovrebbe essere più semplice risalire alla catena di produzione dell’oggetto e, soprattutto conoscere tecniche e materiali di lavorazione. Tuttavia, sono ancora molti i capi “quasi italiani” o comunque non realizzati nel Belpaese al 100%, con una certa rassegnazione dei consumatori. Le cose si muovono più velocemente, invece, per quel che concerne il cibo.