
Mensa scolastica bloccata nel milanese, per mancanza di fondi

Un tempo il “sogno americano” serviva a cullare i desideri di chi non riusciva, nella propria terra, ad arrivare a fine mese, ma oggi sono tempi duri per tutti. Dopo le cattive notizie a livello economico degli ultimi tempi, altri fattori più che negativi si fanno strada ultimamente e sono quelli della difficoltà delle famiglie degli Usa di continuare ad avere un tenore di vita discreto. Secondo quanto ha riferito il Dipartimento dell’Agricoltura, insomma, un americano su sette per poter mangiare come si suol dire, deve affidarsi al governo e spera di ricevere i buoni pasto. Questi ultimi nelle aziende in crisi, invece, sono spesso i primi a saltare.
Grandi novità nel settore scolastico, perché dal 2011/2012 arriverà il buono pasto elettronico. Trattandosi di una sorta di grande azienda anche qui arrivano quindi leggi adeguate. Parliamo quindi di una tessera ricaricabile, che vanterà un personale numero identificativo associato ai vari alunni, che faciliterà un sistema attualmente molto in crisi, ma chiaramente sempre molto utile.
Da tre anni la crisi economica non lascia tregua e tutte le volte che la tv ci rimanda immagini positive poco poi corrispondono ad una realtà fatta di licenziamenti, budget assente e in generale guadagni scarsi. I primi a saltare sono i piccoli privilegi che per le famiglie e anche per i lavoratori erano comunque comodi. Parliamo in primo luogo dei buoni pasto, amati e odiati soprattutto per il loro basso importo il più delle volte e sempre al centro delle polemiche. Per questo molte aziende che li producevano sono state costrette a chiudere, altre a ridurre drasticamente il personale e altre ancora a tagliare i costi perchè i guadagni sono nettamente inferiori rispetto a qualche anno fa.
E’ probabile che chiunque non faccia parte della meravigliosa quanto a volte problematica Trinacria, ritenga questa notizia di secondaria importanza, quando invece rappresenta un traguardo importantissimo, atteso addirittura per ben 30 anni. La città di riferimento è Palermo, capoluogo siciliano che adesso vanta finalmente la presenza di una mensa aziendale all’interno dell’ospedale Civico.
Pane e grassi sono se non da evitare almeno da ridurre drasticamente in ufficio, se non si vuole ingrassare e soprattutto avvertire quel terribile senso di sonnolenza che abbassa notevolmente la produttività. Un equilibrio nutrizionale che non è sempre facile da mantenere al lavoro e che a volte richiede l’aiuto di professionisti e non solo di noiose insalate e fettine di pollo senza condimento. Nascea a tal proposito, il progetto Food che è l’acronimo di Fighting Obesity through Offer and Demand.
In Italia le aziende più grandi molto spesso vantano della presenza di mense aziendali. Come un pò ovunque, il cibo è super controllato, ma non a livello nutrizionale e, in questo modo, se non ci si impone una autodisciplina ferrea, sin finisce inevitabilmente per prendere dei chili. Del resto come resistere ad un piatto di patatine fritte e cotoletta dopo molte ore di lavoro? Qualcuno finge di riuscire a sopportare i morsi della fame con qualche stuzzichino, altri si mostrano diligenti scegliendo una insalata, per poi finire un paio di ore dopo ad accettare cioccolatini e merendine cariche di conservanti.
Tempi duri per i dipendenti che a fine mese oltre allo stipendio ricevono anche i ticket da utilizzare al ristorante nella pausa pranzo. Se è vero che una buona percentuale di lavoratori, in tempi di crisi, preferisce portare da casa il pasto e usare i buoni pasto per la spesa familiare, è altrettanto sicuro che tra commissioni alte e ritardi nei pagamenti, gli esercizi commerciali cominciano a dire no. Di conseguenza il braccio di ferro tra il settore della ristorazione e le aziende che li forniscono sta diventando un problema insostenibile. Bisognerebbe forse pensare ad un sistema di pagamento alternativo, magari sullo stipendio? In molti sperano che piuttosto che togliere del tutto questo piccolo privilegio, si possa trovare un giusto compromesso valido per tutti.
L’obesità, le troppe ore in ufficio trascorse seduti senza poter smaltire i grassi assunti durante il pasto principale e soprattutto il cibo scelto quando si è fuori casa, costituiscono un problema tutt’altro che secondario, di quelli che necessitano un controllo serio e continuo. Ecco perchè nasce Food, l’acronimo di Fighting Obesity through Offer and Demand, la nuova campagna presentata al Parlamento europeo per combattere l’obesità a favore di un’alimentazione decisamente più equilibrata.
Continua ad essere in grande subbuglio il mercato dei buoni pasto aziendali e non mancano ancora adesso le polemiche tra imprese e associazioni. L’una accusa le altre e viceversa: ritardi nei pagamenti, mancata ricezione dei ticket e il litigio è praticamente sempre dietro l’angolo. Un sistema giunto al collasso che non può proprio durare più di tanto. Proprio le stesse società, allora, hanno deciso di correre ai ripari.
Dalle tavole alle mense aziendali, chi non consuma verdure? All’estero poi sono molto amate e adesso la Germania trema, da quando l’ormai noto cetriolo killer sta provocando enormi danni nel Paese. Sono moltissimi come da noi, i dipendenti che lavorano tanto lontano da non poter tornare a casa per il pranzo e allora usufruiscono dei buoni pasto o comunque sono costretti a spendere all’esterno laddove non sia la stessa impresa a fornire i pasti. Tuttavia, pure in questo caso, a questo punto, non c’è nessuna sicurezza o garanzia.
In Toscana come in tantissime altre regioni italiane, gli abitanti per via del lavoro sono costretti a restare per quasi tutto il giorno fuori casa e a consumare pasti meno genuini di quelli preparati in casa. Non tutti possono contare sulle mense aziendali e anche qui, raramente si presta particolarmente attenzione agli ingredienti utilizzati per le pietanze. Il risultato è l’assunzione smoderata di grassi e l’aumento di peso, la stanchezza nel pomeriggio ed un senso di pesantezza immediata. I cibi super calorici a lungo andare possono risultare anche periocolosi per la salute e queindi è davvero urgente per intervenire e cambiare le cose. Potrebbe, però, essere arrivato il momento di cambiare, grazie ad un provvedimento preso direttamente dalla Regione Toscana. Ha promosso, infatti, il progetto Pranzo sano fuori casa,che sin dall’inizio ha coinvolto le associazioni di categoria del commercio e quelle dei consumatori. Tutti sono contenti della possibilità di cibarsi di prodotti di qualità ed, infatti, tale alternativa sembra già essere un successo.
Inutile negare, quasi tutti i lavoratori che ricevono i buoni pasto non li spendono durante la pausa pranzo, ma per motivi di comodità e risparmio preferiscono portare il pasto pronto da casa. Con i ticket, invece, fa la spesa tutta la famiglia con un valido aiuto comunque per arrivare meglio a fine mese, senza inutili stress pure per il cibo. In un periodo in cui sono sempre più detestati da esercenti e ristoratori che ricevono il rimborso in ritardo e pagano commissioni esagerate, arriva una applicazione degna probabilmente di cambiare le cose o, almeno, di fare notizia e regalare popolarità a questi piccoli fogli di carta che hanno lo stesso valore del denaro.
Dite la verità: anche se non siete particolarmente schizzinosi, quando vi trovate a mangiare fuori casa, al ristorante o alla mensa aziendale, sentite una sorta di momentanea apprensione legata al problema di non conoscere alla perfezione quali prodotti sono stati utilizzati per la preparazione, se sono genuini, se chi li ha cucinati ha lavorato al meglio in un ambiente idoneo e pulito e così via dicendo. Tuttavia, ricordate che spesso anche fra le quattro pareti domestiche dove si crede di portare il meglio del cibo e si cerca di realizzare pietanze che non facciano male, i rischi non mancano. Se poi la preoccupazione è insostenibile, forse è il caso di portare da casa qualcosa preparata con le vostre manine, ma ricordate: è più raro di quanto si possa pensare prendere delle allergie o infezioni in una mensa aziendale perchè oggi i controlli sono, in linea di massima, molto severi.